Progetto disabili: “vita indipendente”, “vita in comunità” e “dopo di noi”
In
passato ho trattato saltuariamente dell’assistenza domiciliare
indiretta, da oggi tratterò per un po’ di articoli su questo argomento.
Il mio obbiettivo è di focalizzare la situazione attuale e tentare di
spiegare cosa e come potrebbero essere gli sviluppi futuri.
Premetto
che l’Italia ha recepito la convezione sui diritti umani per le persone
con disabilità che all’articolo 19 cita testualmente:
"Le
persone con disabilità abbiano la possibilità di scegliere, su base di
uguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con
chi vivere; le persone con disabilità abbiano accesso ad una serie di
servizi a domicilio o residenziali e ad altri servizi sociali di
sostegno, compresa l’assistenza personale necessaria per consentire loro
di vivere nella società e impedire che siano isolate o vittime di
segregazione; i servizi e le strutture sociali destinati a tutta la
popolazione siano messe a disposizione, su base di uguaglianza con gli
altri, delle persone con disabilità e siano adattati ai loro bisogni".
Le
persone con disabilità fisica vogliono l’inclusione e per questo hanno
bisogno di un aiuto giornaliero per vestirsi, lavarsi, andare in bagno,
cucinare, pulire la casa e qualsiasi attività quotidiana che non si può
svolgere a causa della propria disabilità.
La
scelta di un progetto "vita indipendente" è scegliere di vivere a casa
propria. Dare la possibilità alla persona con disabilità di scegliere e
di assumere la persona che vive con lui ovvero il badante. Il problema è
che il badante, costa minimo 1000 euro netti al mese ai quali vanno
aggiunti i contributi da versare ogni quattro mesi, il trattamenti di
fine rapporto e la 13a mensilità.
L’altra
scelta di “viva in comunità” con altre persone disabili ma in questo
caso i costi per lo Stato sono molto più elevati che un progetto di
"vita indipendente".
In
ogni articolo cercherò di approfondire i vantaggi di una e dell’altra
scelta in modo da dare una panoramica completa per queste due scelte.
Tratterò
anche del giusto timore dei genitori quando non ce la fanno più a causa
dell'età e quando sanno che si avvicina la loro morte pensando cosa ne
sarà del proprio figlio. Il "dopo di noi" fa anche parte di questa serie
di articoli e cercherò di approfondire ogni aspetto.
Saranno
trattati anche quei casi un cui le persone con disabilità si sposano
con persone normodotate formando una famiglia. Il badante è una persona
importante per questa casistica, la sua funzione è cercare di
non creare una "dipendenza affettiva" della persona normodotata rispetto
alla persona con disabilità.
Tutti questi punti saranno trattati nei prossimi giorni.FONTE PRINCIPALE:http://www.disabilialloscoperto.it/wordpress/blog/2013/03/25/progetto-disabili-vita-indipendente-vita-in-comunita-e-dopo-di-noi/

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