Le
aziende cercano dipendenti disabili per adempiere agli obblighi di
legge, ma spesso, ci segnalano gli stessi direttori del personale, hanno
difficoltà a trovarli. Per questo abbiamo aderito con convinzione al
progetto AlmaLaurea”. Franco Bernardi, vice presidente di Asphi,
la fondazione che promuove l’integrazione delle persone disabili nella
scuola, nel lavoro e nella società attraverso l’uso della tecnologia ICT
(Information and communication technology), racconta l’accordo
realizzato con AlmaLaurea: la possibilità per i laureati disabili di
segnalare la loro condizione, nel pieno rispetto della privacy, nel
curriculum inserito nella banca dati. “In questo modo vogliamo favorire
l’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro nel quadro
dell’iniziativa promossa dalla Provincia di Bologna di un tavolo, tra
istituzioni e associazioni, che ha favorito anche moduli formativi per
gli operatori della mediazione”.
AlmaLaurea ha introdotto per i laureati disabili e, in
generale, per le categorie protette la possibilità di segnalare alle
aziende la loro condizione per un inserimento lavorativo come previsto
dalle norme vigenti. Crede sia uno strumento utile?
“Per noi la banca dati AlmaLaurea è uno strumento importante, dà l’opportunità ai giovani laureati disabili di farsi conoscere dalle imprese e dà a queste ultime la possibilità di individuarli. Le aziende che superano i 50 dipendenti, per legge, devono avere il 7% della forza lavoro appartenente alle categorie protette. Ma per farlo per i direttori del personale sarebbe opportuno che, oltre ad avere il supporto degli Uffici per l’impiego, potessero avvalersi di altri strumenti di reperimento come questa banca dati. Questo accordo ci pare la strada giusta”.
“Per noi la banca dati AlmaLaurea è uno strumento importante, dà l’opportunità ai giovani laureati disabili di farsi conoscere dalle imprese e dà a queste ultime la possibilità di individuarli. Le aziende che superano i 50 dipendenti, per legge, devono avere il 7% della forza lavoro appartenente alle categorie protette. Ma per farlo per i direttori del personale sarebbe opportuno che, oltre ad avere il supporto degli Uffici per l’impiego, potessero avvalersi di altri strumenti di reperimento come questa banca dati. Questo accordo ci pare la strada giusta”.
Lo scopo, condiviso e già realizzato, è facilitare l’ingresso nel mercato del lavoro di laureati disabili.
“I laureati non devono preoccuparsi di segnalare la propria difficoltà. Avviene tutto nel rispetto della privacy. E poi il loro inserimento in un’azienda è una ricchezza per l’azienda e per i colleghi e questa non è solo la nostra convinzione ma il parere di chi ha sperimentato l’inserimento in azienda di persone con disabilità anche gravi, soprattutto se laureati”.
“I laureati non devono preoccuparsi di segnalare la propria difficoltà. Avviene tutto nel rispetto della privacy. E poi il loro inserimento in un’azienda è una ricchezza per l’azienda e per i colleghi e questa non è solo la nostra convinzione ma il parere di chi ha sperimentato l’inserimento in azienda di persone con disabilità anche gravi, soprattutto se laureati”.
Le aziende li assumono perché obbligate o perché ci credono?
“C’è anche chi lo fa per ragioni sociali, sempre di più le imprese sono attente alle esigenze della società civile. Alcuni, in realtà, se potessero eviterebbero di assumerli. Ma al di là delle motivazioni – assumo un disabile perché voglio fare una “cosa buona” o perché costretto dalla legge – noi vorremmo fare in modo che queste persone fossero valorizzate per le loro capacità. E dunque che abbiano gli opportuni strumenti informatici, adeguata formazione e che siano inseriti in un gruppo pariteticamente ai colleghi che li potranno si aiutare ma dai cui avranno tanto da imparare”.
“C’è anche chi lo fa per ragioni sociali, sempre di più le imprese sono attente alle esigenze della società civile. Alcuni, in realtà, se potessero eviterebbero di assumerli. Ma al di là delle motivazioni – assumo un disabile perché voglio fare una “cosa buona” o perché costretto dalla legge – noi vorremmo fare in modo che queste persone fossero valorizzate per le loro capacità. E dunque che abbiano gli opportuni strumenti informatici, adeguata formazione e che siano inseriti in un gruppo pariteticamente ai colleghi che li potranno si aiutare ma dai cui avranno tanto da imparare”.
Perché un lavoratore disabile è una risorsa, non un ostacolo alla produttività?
“Per noi questi inserimenti rappresentano un valore, non solo un costo. Lo vogliamo far capire alle imprese. E’ dimostrato che l’inserimento di un disabile in un team aumenta la produttività di tutta la squadra, perché la collaborazione per colmare le difficoltà di uno favoriscono le sinergie fra tutti. Un giovane, che ha perso la vista in età adulta, ha conseguito la ECDL Advanced (Patente europea del computer secondo livello) e assunto da un Comune della Toscana è diventato il punto di riferimento di tutti i colleghi per trovare le soluzioni migliori nella produzione di documenti e di risolvere formule dei fogli elettronici.”
“Per noi questi inserimenti rappresentano un valore, non solo un costo. Lo vogliamo far capire alle imprese. E’ dimostrato che l’inserimento di un disabile in un team aumenta la produttività di tutta la squadra, perché la collaborazione per colmare le difficoltà di uno favoriscono le sinergie fra tutti. Un giovane, che ha perso la vista in età adulta, ha conseguito la ECDL Advanced (Patente europea del computer secondo livello) e assunto da un Comune della Toscana è diventato il punto di riferimento di tutti i colleghi per trovare le soluzioni migliori nella produzione di documenti e di risolvere formule dei fogli elettronici.”
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